Viaggio nel mondo del Diamante (seconda parte)

Il Gemological Institute of America (GIA), il più prestigioso istituto gemmologico mondiale, ha stabilito alcuni parametri qualitativi per porre rimedio alla confusione che verso la metà del secolo scorso aveva invaso il mercato dei diamanti.

Termini come “puro all’occhio”, “purezza A”, “river”, “bianco-blu”, “puro commerciale”, non facevano che disorientare i corretti commercianti e gli ignari acquirenti. Queste classificazioni non avevano quasi mai una regolamentazione specifica e si prestavano a speculazioni.

Le lettere dell’alfabeto A, B e C si sprecavano.

GIA decise quindi di abolirle dal suo sistema di classificazione.

Per quanto riguarda il colore fu stabilito che la qualità migliore fosse indicata con la lettera “D” (come Diamonds? Come De Beers? Chissà …), per poi scendere, nella scala del “bianco”, fino alla lettera Z. Oltre la Z iniziano, con altro sistema di classificazione, i gradi del “fancy colour”, i diamanti di colore, di cui parleremo in un’altra occasione.

Il “confine” tra una lettera che indichi un colore e la successiva, avrebbe dovuto essere segnato da una pietra di paragone, opportunamente scelta secondo rigidi parametri suggeriti dal GIA stesso.

In altre parole, per stabilire il colore di un diamante, il gemmologo deve confrontarlo con una serie di gemme i cui colori rispondono scrupolosamente a parametri imposti dall’istituto.

Se la gemma in analisi risulta più chiara della pietra di paragone essa appartiene alla categoria superiore, se fosse più scura di questa, ma più chiara della successiva, apparterrebbe alla categoria della prima.

Fin qui tutto sembrerebbe abbastanza semplice.

Va detto però che a complicare un po’ la vita al gemmologo intervengono i nostri limiti fisici.

Ogni uomo presenta una leggera differenza tra i due occhi, per cui uno dei due viene detto “dominante”. Accade spesso che una gemma ci appaia più chiara se posta a destra di quella di paragone, e più scura se posta a sinistra (o viceversa), proprio a causa dell’occhio dominante.

In questo caso la gemma in analisi sarebbe essa stessa una “pietra di paragone” della stessa categoria testata.

Sono stati introdotti in commercio negli ultimi anni alcuni sofisticatissimi Colorimetri in grado di decretare il colore di un diamante, ma la maggior parte dei gemmologi che li possiedono, li usano come ausilio o conferma, affidandosi ancora all’osservazione diretta.

Nell’osservazione e nell’assegnazione del grado di colore, l’analista deve isolare mentalmente e visivamente il colore di fondo della gemma, evitando di lasciarsi influenzare da altri parametri quali la brillantezza o la tenue tendenza di colore che magari pare virare verso colori improbabili. Vi assicuro che l’influenza della brillantezza, quando si deve giudicare una qualità di bianco, è estremamente imbarazzante.

Le gemme di paragone devono essere in diamante taglio a brillante (vedremo in seguito cosa significa), e ben definite caratteristiche di finitura. A seconda della dimensione della gemma in analisi, essa va paragonata con una rispettiva pietra di misura assimilabile.

L’osservazione va effettuata esclusivamente sotto una lampada a luce del nord, la cui temperatura è stabilita anch’essa dalle normative GIA.

Oggi le normative ISO stabiliscono ogni limite o confine dei parametri, e hanno adottato il sistema di classificazione inventato e proposto da l GIA.

Si capisce bene quindi, che la questione della determinazione del grado di colore, è una cosa molto seria e per nulla semplice.

Diffidate da chi si dice in grado di giudicare il colore di un diamante, con il solo ausilio di una lente e sotto una luce comune: può anche indovinarlo, ma il suo giudizio sarà sicuramente approssimato.

I migliori gemmologi sostengono che alcuni tra i più alti gradi del colore non si possano distinguere ad occhio nudo alla luce del giorno.

A proposito … questo è il motivo per cui il post non presenta fotografie!

Termina così la seconda parte del nostro viaggio. La prossima puntata sarà dedicata alle caratteristiche di purezza.

2 commenti
  1. Mario Giulio
    Mario Giulio dice:

    Il Diamante non ha lo stesso peso specifico, puo variare assecondo la struttura, cordiali saluti.
    Dr. Servi Cav. Mario Giulio.

    Rispondi
  2. Enrico Cannoletta
    Enrico Cannoletta dice:

    Buongiorno Dr. Servi.
    La ringrazio per i complimenti.
    In effetti il peso specifico varia in relazione alla composizione chimica della gemma.
    Il dato di riferimento è quello del carbonio puro cristallizzato secondo la struttura cubica.
    Quindi, convenzionalmente si indica questo dato in 3.52 (+/- 0,01).
    Questo dato è sufficiente al gemmologo, unito ad altri esami, per il confronto e quindi la separazione del diamante con tutti gli altri simulanti.
    Cordiali saluti.

    Rispondi

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