Una Fiera da sogno (Prima parte)

Come ogni anno la Fiera Mondiale dell’Orologeria di Basilea si offre agli appassionati e agli addetti ai lavori come un’occasione unica di incontro e di proposta.

Si può dire senza ombra di smentita che, in questi ultimi anni, essa abbia rappresentato l’elemento condizionante del mercato.

Molte case orologiere assicurano la prenotazione di collezioni limitate, solo ed esclusivamente in questa sede, chiudendo poi la vendita per quegli specifici modelli.

E come ogni anno, puntualmente, la Fiera si allarga fisicamente e le visite salgono con grafico esponenziale.

Anche nel 2011 Basilea non ha tradito le aspettative.

L’organizzazione come sempre impeccabile, consente di visitare con estrema calma e serenità ogni stand, alcuni dei quali si presentano veramente maestosi.

E’ il caso di Rolex, Swatch Group, Patek Philippe, Tag-Heuer ed altri.

Assente come sempre il gruppo Richmond.

La palma della sorpresa spetta però ad una casa giapponese: Citizen ha veramente spiazzato tutti presentando una novità inaspettata.

Ma andiamo con ordine.

Confortato dall’ottima sistemazione in un albergo tedesco a circa 30 km. da Basilea, nel quale, con mia somma sorpresa ho potuto comodissimamente dormire in un letto a forma di barca con tanto di vela semovente, mi sono recato in Fiera sempre di buon mattino, per evitare le code davanti agli ingressi.

Il parcheggio, a poche centinaia di metri dalla Fiera ha costituito la spesa più elevata.

All’ingresso vengo avvertito che una speciale guida è stata prevista per chi possiede il pass 8 giorni. Gli altri hanno comunque a disposizione un’ottima pubblicazione (forse un po’ nazionalista in quanto riporta solo le marche elvetiche).

La hall C01, la più prestigiosa e frequentata, viene riservata al suo piano terra alle marche più prestigiose, solitamente un centinaio.

Con l’aiuto delle bellissime e austere hostess mi reco al guardaroba per immergermi successivamente tra la folla.

Superati i cancelli rotanti, siamo già in atmosfera scorgendo attorno Patek Philippe, con il suo monumentale stand, Chopard e Ulysse Nardin.

Mi accorgo solo in quel momento di aver dimenticato i biglietti da visita: sarà un banco di prova per la cordialità degli addetti agli stand.

Passo dall’accoglienza Patek e trovo molta simpatia: lascio i miei recapiti in sostituzione di business-card, e dopo essermi qualificato come redattore dei blog con i quali collaboro, ottengo anche il press-kit destinato alla stampa.

Lo stand è a forma elicoidale, con una rampa che costituisce un crescendo grandioso.

La prima vetrina, per un tecnico orologiaio, è da sballo! Tutti in fila, incorniciati e illuminati fanno superba mostra di sé i movimenti di Patek-Philippe. Ci sono tutti, ma proprio tutti, ciascuno illustrato attraverso un magico sistema elettronico circa le proprie caratteristice.

Risultato: 22 minuti incollato alla prima vetrina che ho incontrato in Fiera!

Risvegliato dai richiami di mia moglie Nilva e del mio collaboratore Lorenzo, proseguiamo in direzione Rolex. Lo stand è un vero e proprio capolavoro di architettura, con frequenti ed evidenti richiami al classico, perfettamente centrato sull’immagine della marca. Attentamente presidiato in ogni accesso, lascia varchi solo in corrispondenza del desk. Non dispensa però alcuna novità tecnologica, limitandosi ad elaborare dal punto di vista estetico le sue vincenti collezioni. Anche qui, comunque, sorrisi e cataloghi.

Si ha un grande impatto quando ci si avvicina alla immensa “area Swatch Group”. Le marche Principi di questo gruppo, ovvero Breguet e Blancpain, monopolizzano l’attenzione attraverso la bellezza delle loro soluzioni tecniche (tourbillon e complication come se piovesse), ma anche con l’ausilio dei partner. L’auto sponsorizzata da Blanpain è esposta per la gioia dei visitatori, con splendide hostess in divisa da “pista”.

Prima di accedere alla area occupata da Swatch Group, così, senza motivo, svolto a destra e trovo imponente e affollatissimo lo stand di Tag-Heuer.

Incontro qualche difficoltà a farmi accreditare perché non ho i bigliettini da visita, ma per fortuna presto mi riconoscono e posso accedere all’interno.

Una grande scala conduce ai piani superiori, mentre a piano terra è attivo un elegante bar che serve incessantemente stuzzichini e bevande.

Non c’è tempo di parlare dei concept-watch perché tutti i rappresentanti sono assediati e i loro appuntamenti sono a rotazione continua. Le sale sono divise per aree geografiche e quella destinata all’Italia non è quasi mai libera.

Tanto interesse è dovuto alla politica azzeccata adottata da Tag-Heuer nella produzione dei suoi modelli, molti dei quali sono in serie numerate, e praticamente tutti limitati nella produzione.

Posso vedere da vicino i nuovi calibri 1887 di manifattura (gli orologi li ho ricevuti in negozio, ma ovviamente non li ho aperti), con la ruota a colonna e il pignone oscillante.

Si rivede finalmente il Monza, collezione fortunata degli anni ’60 e ’90, che viene ripresentato in veste ammiccante.

Proseguo poi direttamente dal corridoio destro, verso lo stand di Citizen.

Devo dire che vengo accolto con grande cordialità e simpatia da una parte dello stato maggiore di Citizen, con il Dr. De Ferrari, il Dr. Bolletta e il dinamico Mauro, che da tecnico orologiaio mi trasmette tutte le innovazioni.

Citizen ha presentato a Basilea la novità forse più eclatante dell’anno: il primo orologio radio-controllato satellitare, che si chiamerà “Satellite Wave”.

Dal design futuribile e molto accattivante, questo modello sarà prodotto in soli 500 esemplari in tutto il mondo, e avrà un prezzo di circa €. 2.700,00. Non si ha ancora idea di quanti modelli siano destinati al mercato italiano, anche se noi possiamo contare sul genio del Dr. Dante Grossi, amministratore delegato di Citizen Italia.

Esco dallo stand gratificato, ma con il rammarico di non aver potuto incontrare il Dr. Grossi, il Dr. Borsetti e l’amico Andrea Cannizzaro, che erano già tornati in Italia.

E’ ora il momento dello stand di Swatch Group. Dire stand è molto riduttivo perché in realtà si tratta di un vero e proprio villaggio dell’orologeria: una autentica dimostrazione di potenza.

I brand del gruppo ci sono tutti, con alta dignità.

Omega campeggia nella parte alta del ponte attraverso il quale si ha accesso alle varie aree interne, mentre Breguet e Blancpain fanno da corona (sarebbe più giusto dire diadema). Tiffany invita nel proprio spazio i clienti Swatch Group nel lussuoso ristorante allestito, mentre Longines, Rado, Tissot, Calvin Klein, ecc., gestiscono le loro spaziose aree in modo sobrio e incisivo.

Mi reco da Longines, visto il dinamismo dimostrato dalla marca negli ultimi tempi, e non vengo deluso. Carlo Lacqua mi accompagna alle sale superiori dove incontro l’elegante Dr.ssa Gasperini, la quale mi informa gentilmente circa le strategie del marchio. La Brand Manager di Longines sta in effetti lavorando molto bene, riportando il marchio ai livelli che gli competono. Molte sono le novità soprattutto ricche di innovazioni tecniche. I crono ruota a colonna sono giustamente enfatizzati, mentre saranno disponibili nuove versioni del quadri-retrogrado, fiore all’occhiello di Longines nel 2010.

Stessa attenzione e stessa atmosfera si respira in Tissot. Devo dire che la concitazione dovuta al grande interesse e all’enorme afflusso di operatori, non altera la professionalità e la cortesia degli addetti ai lavori di Swatch Group, e Tissot non fa eccezione.

Accolto come sempre in modo elegante da Giorgio Quercia, troviamo posto nelle sale superiori in uno spazio adiacente a quello dove sta operando la responsabile per l’Europa. Le novità del marchio sono tante e piacevoli. Tra tutte spiccano ovviamente i nuovi “Moto GP”, dedicati ai due piloti dell’area “Tissot”: Hayden e Luthi, i cui caschi costituiranno come ormai è tradizione, il contenitore-espositore del rispettivo modello.

Abbiamo anche il piacere di incontrare la Dr.ssa Barbara Polverari, la quale con grazia e autorevolezza ci illustra le strategie del brand. Ci accorgiamo subito che Tissot Italia è in ottime mani, soluzioni intelligenti e deduzioni geniali vengono contrapposte immediatamente alle (devo dire poche) lamentele che solitamente il sottoscritto raccoglie sui blog. I nuovi T-Touch sono assolutamente convincenti, mentre le linee estetiche scelte da Tissot la identificheranno in modo elegante.

Usciamo dagli stand con la convinzione che non può essere un caso il fatto che due brand così lanciati siano “pilotati” da signore.

Nella prossima puntata numerosissime immagini di orologi: restate “sintonizzati” sul blog.

1 commento
  1. Riccardo
    Riccardo dice:

    Veramente interessante grazi Enrico!! ..non vedo l’ora di vedere gli orologi!.. ma qualche foto alle signorine?? 🙂

    Rispondi

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