Storia e Tecnica di Orologeria: Il Cronografo (2)

In questa seconda puntata affrontiamo la Storia dei Cronografi, con particolare riferimento agli strumenti da polso.

Per una completezza formale dal punto di vista storiografico, va anticipato che nel 1862 Adolphe Nicole brevettò il primo dispositivo cronografico in grado di assicurare “start”, “stop” e reset, naturalmente da taschino.

Longines 13ZNAgli inizi del ‘900 si iniziò a sentire la necessità di mettere l’orologio al polso, un po’ per maggiore praticità, ma anche perchè il segnatempo cominciava a divenire uno strumento di massa, anche in virtù della crescente industrializzazione e i cambiamenti di tenore di vita e di filosofia propri di quel periodo.

La vita accennava a divenire più vorticosa di quanto non fu mai fino a quel momento, e l’utilizzo dell’orologio era ormai una vera e propria esigenza.

Con l’avvento dell’orologio da polso, l’uso del cronografo divenne anch’essa più diffuso, e apparvero immediatamente i primi esemplari derivanti da orologi da tasca.

Non pochi furono coloro che fecero modificare la cassa del proprio segnatempo da taschino, e altrettante furono le case produttrici che adattarono i movimenti da tasca in casse da polso, le quali presentavano la particolarità di avere la corona a ore “12” e le anse molto strette.

La data convenzionalmente ritenuta quella di nascita del primo cronografo da polso prodotto in serie, con le caratteristiche sopra citate, è il 1909, con un movimento costruito dalla ditta Moeris.

Un ulteriore e significativo step fu rappresentato da un Omega con movimento 18 linee, immesso sul mercato con cassa brunita e monopulsante, prodotto nel 1913, il quale già presentava la corona di carica posta a ore “3”.

Soltanto nei primi anni ’30, con il raggiungimento di un’accettabile miniaturizzazione, si raggiunse l’obiettivo di avere cronografi da polso a dimensioni più consone, per nulla riconducibili ai modelli da tasca, per concetto e misure.

Questi cronografi erano quasi tutti monopulsante, con il tasto coassiale alla corona di carica, e quindi con l’evidente limite di non poter far ripartire la lancetta precedentemente fermata, e perciò con l’obbligo di riportarla a zero dopo lo stop.

Il problema venne risolto da Léon Breitling nel corso degli stessi anni ’30, e precisamente nel 1934, il quale studiò una soluzione che divenne in seguito quella classica, adottata universalmente, ovvero con l’utilizzo di due pulsanti, uno collocato a ore “2” e l’altro a ore “4”, come ormai siamo abituati a vedere i più diffusi crono.

Quello fu un periodo importantissimo per lo sviluppo della tecnica cronografica. Risale agli stessi anni anche l’invenzione di due tecnici di La Chaux de Fonds, Dubey e Schaldenbrand, ai quali è da attribuire il primo cronografo rattrappante a doppia lancetta, seppure con la limitazione di poter funzionare solo nell’ambito di un intertempo massimo di 60 secondi.

Sembre negli anni ruggenti si diffusero i cronografi con scala telemetrica, i cui primi esemplari prevedevano e venivano utilizzati a scopo bellico per il calcolo, attraverso la velocità del suono, della distanza ipotetica di un cannone.

Quest’ultima fu una trovata dirompente, che aprì la pista ad altre funzioni molto importanti, le quali vennero inserite di volta in volta sui quadranti, modificandone unicamente le scale di lettura, per la creazione di tachimetro per uso sportivo, pulsometro per uso medico, eccetera.

E’ degli anni ’40 un noto cronografo storico di Longines, che presentava contemporaneamente la scala tachimetrica e quella telemetrica espresse in miglia, animato dal glorioso calibro 13ZN della maison (nella foto).

Siamo giunti quindi alle soglie del secondo conflitto mondiale. Nel prossimo appuntamento ci dedicheremo al perfezionamento intercorso negli anni del dopoguerra, con l’introduzione di altre funzioni nel movimento cronografico e dell’avvincete “corsa” alla creazione del primo cronografo automatico, con una primogenitura che per molti versi è ancor oggi contestata.

Seguiteci quindi, in questo nostro viaggio nel tempo alla scoperta del cronografo, grazie al quale divagheremo anche sull’interessante aspetto tecnico.

 

 

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