Si fa presto a dire diamante.

La Gemmologia è una disciplinba affascinante ma molto difficile.

Il Gemmologo, secondo i testi accademici del Gemological Institute of America, deve calarsi nei panni dell’investigatore e cercare indizi e piccole tracce da valutare, decodificare, e attraverso una serie di ragionamenti e di collegamenti pronuncia una diagnosi.

La moderna tecnologia ha determinato una situazione per cui non esiste più nulla di scontato.

Tutte le gemme possono costituire un trabocchetto, tanta è ormai la perizia con la quale sono creati i simulanti e i sintetici dell’ultima generazione.

A inserire un altro motivo di incertezza, recentemente sono state inserite sul mercato nuove gemme, quali i rubini sottoposti a nuovi trattamenti, altri smeraldi idrotermali, e addirittura i diamanti sintetici.

Questi ultimi creano non poche difficoltà nel riconoscimento, per il quale è necessaria molta atrtenzione, una buonissima conoscenza della materia e una paziente osservazione al microscopio a campo oscuro.

Personalmente non condivido il comportamento di alcuni colleghi dettaglianti orafi, che, senza un’adeguata preparazione accademica, pronunciano con estrema semplicità le diagnosi con il solo ausilio del lentino.

Quest’ultimo, pur essendo uno strumento fondamentale per il Gemmologo, non può creare le condizioni ottiche sufficienti a dare la certezza di un pronunciamento definitivo.

Si tratta quindi di un limite fisico dello strumento e non di scarsa abilità dell’operatore o dell’analista.

Per richiamare ancora il Gemological Institute of America, che, ricordiamolo è l’Istituto che crea gli standard qualitativi nel mondo della Gioielleria, si deve osservare che come non si chiederebbe ad un medico di diagnosticare una frattura su un campo da golf, nello stesso modo non si può pretendere una diagnosi da un Gemmologo ad una cena.

Negli ultimi tempi, la difficoltà a separare simulanti da gemme naturali è emersa con l’apparizione sul mercato della Moissanite.

Questa gemma imita otticamente il diamante e ne possiede un’inerzia termica simile, tale da trarre in inganno la penna termica, quell’apparecchietto sonoro che spesso i dettaglianti orafi utilizzano per distinguere i diamanti dalle loro imitazioni.

Ebbene, la penna termica non distingue il diamante dalla moissanite, per cui vengono generati molti e pericolosi equivoci.

Un Gemmologo, invece, è in grado di distinguere facilmente il diamante dalla moissanite, rilevando la monorifrangenza del primo o la birifrangenza della seconda.

Si tratta solo dell’esempio più banale.

Maggiori difficoltà si riscontrano, come si diceva, nel distinguere i nuovi diamanti sintetici.

Le vecchie produzioni avevano il limite del colore, che non si riusciva a rendere bianco oltre al grado J o K, e risultavano quindi poco significativi per il mercato.

Con le tecniche attuali, che hanno portato alla produzione di diamanti vicini alla H, iniziano i veri problemi.

Nell’immagine sotto al titolo possiamo osservare un diamante sintetico sottoposto all’analisi presso il laboratorio del collega Dr. Angelo Leone, uno tra i più prestigiosi Gemmologi Italiani.

Problemi che si aggiungono alla marea di gemme trattate al laser, presenti in commercio.

La tecnica del trattamento a laser, sviluppata da Yehuda negli anni ’80, prervede la creazione di un canale prodotto attraverso l’esposizione a laser, che dalla periferia della gemma arriva al suo interno, in corrispondenza della o delle inclusioni che si vogliono eliminare.

A questo punto, a seconda della natura dell’inclusione, viene inserito un acido o altro prodotto in grado di eliminarla.

Il “buco” viene successivamente riempito con vetro ad altissimo contenuto di piombo o altre “miscele” che non occultino adeguatamente la rifrazione del canale.

Come difendersi?

Al momento dell’acquisto di un gioiello è bene rivolgersi a dettaglianti competenti, ai quali occorre comunque chiedere sempre l’analisi delle gemme che stiamo acquistando.

E’ prudente inoltre leggere attentamente il documento che ci viene consegnato, ponendo attenzione che sia presente l’indicazione di eventuali trattamenti.

Nel caso delle gemme di colore deve essere assolutamente presente l’indicazione di presenza o assenza di trattamenti: queste sono le ultime disposizioni del Collegio Italiano Gemmologi, da anni schierato a difesa della corretta informazione e del consumatore.

Ricordiamo sempre che soltanto ed esclusivamente l’analisi gemmologica ci da la sicurezza del nostro acquisto: una semplice garanzia non è sufficiente a determinare un riconoscimento dell’oggetto acquistato, e soprattutto la sua natura.

Ecco spiegati i motivi di molte delusioni da parte di acquirenti superficiali, i quali vedono deprezzati i loro gioielli dopo pochi anni: il motivo sta nella qualità dei loro beni, acquistati accompagnati da descrizioni poi rivelate poco coerenti.

Se l’acquisto rispetta tutti i canoni della prudenza, e quindi comprende la consegna di un documento di analisi, non ci sarà spazio per sorprese e il nostro investimento, oltre che la nostra ampia soddisfazione, saranno tutelati.

 

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