Proprietà magiche e terapeutiche delle gemme: leggenda o realtà?

Il dibattito sulle eventuali proprietà curative o esoteriche delle gemme è vecchio come il mondo, e data l’attualità e la curiosità dell’argomento, rubiamo provvisoriamente uno spazio solitamente di competenza dell’altro nostro sito Enrico WordPress (dedicato a tutte le questioni per così dire border-line), per trattarne qui alcuni aspetti

Il sottoscritto, di scuola gemmologica statunitense, appartiene alla schiera degli scettici.

Indubbiamente, comunque, l’argomento presenta risvolti interessanti dal punto di vista della ricerca storica, prestando notevolmente il fianco a chi, invece, sostiene il contrario.

Numerosi esempi vengono colti dal passato, e bisogna riconoscere che, in alcuni casi, esiste un fondo di verità, che, secondo sempre il mio modesto parere, sarebbe però pericoloso sopravvalutare.

Le proprietà attribuite alle perle, ad esempio, consigliate dagli antichi medici romani per la cura dell’acidità di stomaco, trovano un riscontro scientifico nella natura stessa della gemma, che essendo di natura organica ed in effetti del carbonato, è molto vicina chimicamente al bi-carbonato usato oggi.

La cristalloterapia è oggi abbastanza diffusa tra gli appassionati di terapie alternative, e si articola attraverso una fitta rete di nozioni che coprono un range di competenza elevato.

La maggior parte dei sostenitori di questa disciplina ritiene che il campo d’azione delle gemme riguardi in particolar modo il riequilibrio fisico-psichico, favorendo un rimedio naturale in piena coerenza con le discipline New Age.

Altri sostengono invece che l’influenza delle gemme, attraverso applicazioni cutanee o semplicemente con la loro vicinanza, arrivi ad avere effetti curativi definitivi per malattie di vario genere.

Quello che preme al sottoscritto è raccomandare caldamente di non ingerire assolutamente alcuna gemma  neppure se triturata o miscelata con qualsiasi altra sostanza. L’ingerimento di qualsiasi gemma è infatti altamente pericoloso e in molti casi mortale, potendo provocare lesioni irreversibili o avvelenamento.

Sfogliando i libri dedicati a queste materie, che per i gemmologi di scuola americana sono comunque materia di studio nell’ambito di una conoscenza globale, possiamo trovare abbinamenti cura-gemma al dir poco sorprendenti.

Scopriamo infatti che in un passato neppure troppo remoto, parliamo del XIII – XIV secolo, il Rubino veniva utilizzato per arrestare le emorragie, semplicemente con delle applicazioni dirette sulla ferita.

Oppure che lo Smeraldo veniva utilizzato come oggetto inseparabile per la difesa dalle manifestazioni del maligno.

Ovviamente venivano anche prese in considerazione gemme meno preziose, vuoi per motivi dovuti all’aspetto esteriore di queste, o per ragioni squisitamente commerciali, in quanto non tutti i pazienti potevano permettersi l’acquisto di gemme costose.

L’Amazzonite (a sinistra nella foto), gradevolissimo feldspato verde-azzurrognolo, è una di queste. Probabilmente grazie al suo accattivante effetto cangiante e alla bella e delicata colorazione dei suoi riflessi, veniva utilizzata quale amuleto già ai tempi del Neolitico. Ad essa venivano, e vengono ancora, attribuite le facoltà di attirare la fortuna (anche al gioco!) a chi la indossa. Altri effetti benefici di questa gemma sarebbero il saper proteggere da aure negative, compattere il tabagismo e lenire le sofferenze date dall’esaurimento nervoso.

Gli antichi mercanti, invece, non si separano mai dal quarzo rosa, ritenuto in grado di favorire la prosperità negli affari.

La Giada, invece, aveva ovviamente data la sua origine, un ampio campo di applicazione presso i cinesi, i quali (cosa altamente sconsigliatissima) la frantumavano e la ingerivano ritenendola addirittura una panacea per ogni malessere.

In occasione di un prossimo articolo, approfondiremo aspetti e caratteristiche attribuite ad altre gemme.

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