Prezzo dell’oro e aumento IVA: cosa cambia

Il momento di tensione sui mercati valutari, le misure che un po’ tutti i Paesi stanno adottando per arginare la crisi, e il contemporaneo aumento del prezzo dell’oro, stanno creando perplessità.

Vediamo però nel dettaglio cosa in effetti cambia per i l consumatore.

E’ ormai risaputo che ogni situazione di incertezza, sia essa economica o politica, si riflette quasi sempre sull’andamento del prezzo dell’oro, il quale è giustamente riconosciuto come il Principe tra i beni-rifugio.

Gli Stati stessi, fanno riferimento ad esso e capitalizzano il metallo giallo, che, tra l’altro, per le sue peculiarità fisiche è molto richiesto per l’industria.

Esistono parametri ed equivalenze (chiamate “parità”) sulle quali gli economisti basano i loro calcoli ed indicano la convenienza ad un eventuale acquisto, o basano le previsioni.

Ma non sempre un aumento del valore assoluto dell’oro, corrisponde ad un aumento per gli Europei.

Nel caso di crescita del prezzo del metallo giallo, con una contemporanea ed equivalente debolezza del Dollaro statunitense, occorrendo meno Euro per acquistarlo, e pagando ovviamente l’oro in Dollari, il prezzo in Euro finisce per essere invariato.

Il costo del più famoso tra i metalli, per noi abitanti del vecchio continente, risulta quindi dal rapporto tra prezzo dell’oro, dollaro e Euro.

Ecco la formula per il calcolo del prezzo dell’oro puro:

Au/Oz. troy/$= €,

in cui Au= prezzo dell’oro in $ all’oncia troy; Oz. troy= gr. 31,1035; $: parità $ vs. €.; €.: prezzo dell’oro al grammo.

Il valore ottenuto si riferisce al prezzo dell’oro puro (24 carati).

Altri parametri quali la trasformazione in 18 kt., il calcolo del prezzo per grammo della lavorazione e l’Iva, concorrono a formare il prezzo della gioielleria e degli oggetti di oreficeria.

L’attuale crisi ha però determinato una grande incertezza tra i grandi investitori, e quindi un grande aumento del prezzo dell’oro in valori assoluti, che nè la debolezza del Dollaro, nè le contromisure adottate a difesa della Borsa, hanno potuto contrastare.

Il valore dell’oro è quindi salito alle stelle per tutti, anche se gli Statunitensi hanno visto crescere questa valutazione in modo percentualmente superiore rispetto al precedente potere di acquisto.

A questo aumento si associano inoltre alcuni effetti collaterali quali ad esempio l’aumento del costo della lavorazione.

Motivi di ordine sociale e considerazioni attinenti al rischio di lavorazione dovuto al valore intrinseco, abbiano negli ultimi tempi determinato un sensibilissimo aumento di questo parametro.

A tutto ciò va aggiunto il gusto del consumatore stesso, il quale non si accontenta più di soluzioni banali, ma è sempre più evoluto e sofisticato, spingendo quindi alla ricerca di un maggior virtuosismo nella composizione e nel design del gioiello.

A fronte di tutta questa analisi cosa deriva?

L’aumento del semplice 1% dell’IVA, non è assolutamente significativo, e addirittura nullo in tempi brevi, in quanto i listini dei relativi prezzi di vendita non verranno quasi assolutamente modificati, perchè ogni dettagliante assorbirà il relativo costo.

In futuro questo 1% costituirà veramente un valore trascurabile rispetto alle fluttuazioni del metallo giallo, rendendolo trasparente in relazione ai capricci del mercato.

Quello che a mio modesto avviso, risulterà determinante, sarà la considerazione e l’approccio psicologico del consumatore nei confronti della Gioielleria.

L’oro ritornerà infatti ad essere uno status-symbol, e il suo acquisto indubbiamente un ottimo investimento.

Senza entrare infatti nella giungla del mercato dell’usato, cosa che mi guardo bene dal fare anche per mia personale scelta professionale, un oggetto in oro resta comunque l’unica eccezione di acquisto che, dopo averlo sfruttato, usato, anche magari calpestato, potrebbe essere rivenduto ad un prezzo maggiore rispetto a quello di acquisto.

C’è poi una grande opportunità riservata ai più attenti osservatori.

Questo aumento ha colto, come è noto, di sorpresa un po’ tutti.

Le aziende non hanno provveduto all’aggiornamento dei listini, complice anche il mese di Agosto e la ripresa del lavoro di Settembre con i tradizionali accumuli.

I listini saranno ancora, presumo fino alla metà di Ottobre, invariati.

Ciò determina quindi un prezzo finale che non tiene conto nè del grande aumento e neppure dell’adeguamnento dell’IVA.

E’ il caso, ad esempio di Mirco Visconti. La prestigiosa griffes, avendo necessità di circa un mese per l’aggiornamento del listino, garantisce ai clienti questa ghiotta opportunità.

A buon intenditor …

 

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