Le certificazioni in Orologeria

Una disciplina così complessa e delicata quale la micro-meccanica, e quindi dell’Orologeria, compete ogni giorno per ottenere il massimo dell’affidabilità.

A questa va aggiunta una esasperata ricerca della precisione, non solo costruttiva, ma anche e soprattutto di marcia oraria, essendo ben consci i costruttori, che questo è il primo dei paramentri attraverso i quali sortirà il giudizio dell’utente finale.

Se si aggiunge a tutto questo, anche l’alta preparazione e la ricerca attenta effettuata da un appassionato alla ricerca di un prodotto di questa fascia da acquistare, si può avere un’idea precisa di quanto lavoro debba essere speso da parte dei progettisti al fine di ottenere un prodotto finale praticamente ed effettivamente impeccabile.

Più volte, nell’ambito della Storia dell’Orologeria, si è cercato un ente assoluto di controllo, che potesse sancire la qualità finale. Altrettante volte, però, ci si è imbattuti in contrastanti interessi commerciali dei vari produttori.

Attualmente esistono diverse certificazioni, alle quali ora una, ora l’altra marca, si rivolge per attestare la propria qualità.

La certificazione più ricca di tradizioni è sicuramente il “Punzone di Ginevra”, che sottopone ad un attento controllo i meccanismi e il materiale costruttivo in genere del segnatempo, prima di “marchiare” con il proprio prestigioso sigillo.

Il limite di questo documento sta proprio nella sua tradizione, che impone il marchio solo ed esclusivamente su orologi completamente fabbricati nel distretto di Ginevra.

Vacheron Constantin, infatti non marchia ormai molti dei suoi orologi, in quanto in parte fabbricati nei propri stabilimenti del Jura.

Esiste poi il caso di Patek Philippe, che ha abbandonato anch’essa il “Punzone di Ginevra”, ritenendolo addirittura insufficiente nei test qualitativi rispetto alla severità dei propri tecnici interni, e penalizzante verso i marchi che utilizzano materiali altamente tecnologici.

Patek marchia quindi i suoi orologi con un proprio sigillo: scelta coraggiosa, anche perchè, sebbene non ci sia motivo di dubitare della buona fede di cotanta azienda, si tratta sempre di un’autocertificazione che potrebbe, in quanto tale, lascire perplessi gli scettici.

E’ sceso in campo in questa tenzone anche il genio orologiero di Parmeggiani, il quale ha proposto una nuova serie di test, molto rigidi e competenti, raccolti al fine di certificare i prodotti secondo la “Qualità Fleurier”.

Anche questa severa analisi presenta però alcuni limiti, il primo dei quali risiede proprio nella professionalità del test. Non è possibile per questioni di pratica e di logistica sottoporre tutta una produzione a questi test di laboratorio, per cui il sigillo viene accordato e impresso seguendo controlli a campione e non su ogni singolo esemplare, come invece è per tutti gli altri casi.

Dulcis in fundo la Certificazione C.O.S.C., acronimo di Controle Officiel Suisse de Chronometres.

Al momento, questa documentazione, concessa da un organo completamente indipendente, appare come il giusto compromesso, in quanto rilasciato da un ente assolutamente indipendente, il quale sottopone ogni singolo esemplare presentato per la certificazione ad una serie di prove tecniche “sul campo”, pubblicando in modo chiaro e trasparente i risultati.

Abbiamo ora, perciò, un’idea di massima, di cosa chiedere al momento dell’acquisto di un orologio di prestigio.

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