La Leggenda della vergine Ametista

Tutte le gemme hanno una loro storia, il più delle volte suggestiva e coinvolgente, che affonda le radici nell’Antichità.

A ogni pietra preziosa, inoltre sono attribuite doti, facoltà e poteri che, aldilà della loro valenza reale creano attorno ad esse un’aura magica.

zoom_43357801_Ametista_Viola_10.55_cts_Flawless_bVa premesso che molti hanno cercato e tentano di speculare sulla buona fede e spesso sulla creduloneria di tanti appassionati, e ciò ha portato ad una chiara e decisa presa di posizione da parte del Gemological Institue of America (GIA), la massima autorità mondiale nel campo della ricerca, della formazione e dello sviluppo di ogni attività inerente il campo delle gemme.

Nel corso dei nostri appuntamenti ci riferiremo esclusivamente a quanto sancito dal GIA.

Parleremo oggi dell’Ametista, una gemma molto amata per la sua indiscussa bellezza e per il colore la cui tonalità costituisce un esempio unico in natura.

L’Ametista è un quarzo che al momento della cristallizzazione ha subito una combinazione di pressione e calore calibrata in modo da farle assumere una connotazione cromatica violacea tendente al purpureo.

In termini molto asettici e scientifici, quindi l’Ametista è un diossido di silicio (SiO2) che un’alchimia naturale ha reso viola anziché incolore. Sarebbe bastato qualche grado di differenza al momento della sua formazione e la nostra Ametista sarebbe stata un altrettanto splendido Citrino, dal colore giallo oro.

Dotata di durezza 7 della scala Mohs, si presta mirabilmente ad ogni sorta di creazione in gioielleria e viene indossata molto spesso sia in abbigliamento elegante che sobrio-casual.

In passato all’Ametista sono stati attribuite molte facoltà, tanto da essere ancora oggi tradizionalmente adottata quale gemma per l’anello episcopale.

Simbolo della sobrietà e della protezione dal Male, l’Ametista era già ambita ed apprezzata nel periodo d’oro dell’Impero Romano, entrandone nei costumi e addirittura nel Galateo.

Era buona creanza dell’epoca infatti, nel corso dei banchetti o delle cene eleganti, che il padrone di casa portasse delicatamente sulle labbra un’ametista. Quello era il segnale che autorizzava tutti i commensali ad abbandonarsi ai piaceri del vino, e ne dispensava l’anfitrione, il quale doveva restare lucido per accudire agli ospiti.

Secondo la tradizione popolare essa accresce il senso di giustizia, l’onestà e l’umiltà di chi la indossa, ne riduce l’istinto egoistico e ne potenzia la capacità di amare. Per questo motivo è spesso oggetto di doni tra innamorati.

Venne anche ritenuta in grado di aumentare la fiducia in se stessi, eliminando eventuali complessi di inferiorità e di ridurre i sensi di colpa.

Gli antichi cerusici, i medici dell’Antichità, la utilizzarono per curare l’insonnia e donare un sonno ristoratore libero da incubi, e addirittura come potente anti-depressivo.

Ma la leggenda più romantica e commovente legata all’ametista ci viene tramandata dalla Mitologia Greca, ed è, come vedremo, la causa di queste facoltà attribuitele.

Si narra che il dio Bacco si fosse innamorato perdutamente di una bellissima vergine dal nome Ametista, la quale non lo ricambiava.

Bacco sarà pure stato un dio, ma da quanto ci tramanda l’iconografia antica le sue sembianze non erano delle migliori: viso da fauno, pancetta incipiente, non più giovane, spesso ubriaco. Insomma non era certo un buon partito per una giovane e avvenente fanciulla.

Bacco tentò varie volte di approcciare la giovane e ne fu sempre respinto seppur con garbo e dignità.

Un giorno in cui forse Bacco era più che in altre occasioni preda del nettare da lui stesso prodotto, vistosi ancora respinto, andò su tutte le furie e scatenò contro Ametista una belva feroce.

Ametista, terrorizzata innalzò immediatamente una preghiera a Diana, la quale presa alla sprovvista non trovò altra soluzione per salvare la giovane che pietrificarla.

Rientrando in sé Bacco si rese conto che in questo modo aveva comunque e definitivamente perso il suo amore, e disperato volle omaggiare Ametista versandole addosso il più prezioso dei suoi vini.

La roccia assorbì avidamente questo nettare divino, fino ad assumere la splendida colorazione che noi conosciamo.

Da quel giorno Ametista fu il monito contro gli eccessi e divenne il simbolo di sobrietà, non solo riguardo alla moderazione del bere, ma in tutti i risvolti della vita.

In quanto martire della Giustizia, Ametista previene dal Male e dona pace e serenità a chi la indossa e la ricorda.

Il suo colore, tanto osteggiato nel campo dello spettacolo, non basta ad allontanare l’ametista dalle maggiori star, perché costituisce l’unica eccezione di colore viola ammessa in quel fantasmagorico mondo. Un ulteriore ricordo affettuoso alla giovane vergine Ametista.

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