Il funzionamento dell’orologio meccanico

Prendo spunto dal suggerimento del lettore Paolo Spinoglio, che ringrazio per il consiglio, per descrivere il funzionamento di base dell’orologio meccanico.

Ho riscontrato infatti, come giustamente ha rilevato Paolo, che molti appassionati sono affascinati dal mondo della micro-meccanica orologiera, ma incontrano ostiche difficoltà nel comprendere alcuni principi di base, e ciò limita un approfondimento completo.

Con questo primo articolo sulla meccanica applicata all’Orologeria, non scenderemo ancora nel dettaglio, ma cercheremo di avere quelle nozioni fondamentali che ci consentano di seguire più agevolmente la nostra passione e gli articoli più tecnici.

In un secondo tempo, se i lettori vorranno, potremo addentrarci maggiormente nei meandri tecnici più particolari.

Un’altra premessa è la seguente: essendo un articolo dedicato principalmente a chi è digiuno di nozioni tecniche-orologiere, cercherò di adottare termini comprensibili e in alcuni casi non troppo specifici, e di questo mi oerdoneranno i puristi.

Innanzitutto va detto che il principio dell’orologio meccanico, se volessimo ridurre entrambi ad uno schema a blocchi, sarebbe molto simile a quello dell’orologio elettronico.

Abbiamo infatti alcune sezioni principali che comprendono:

1) Propulsione

2) Divisione dei Tempi

3) Oscillazione

4) Visualizzazione

Nell’orologio meccanico queste corrispondono rispettivamente a:

1) Molla di carica

2) Ruotismo

3) Scappamento e bilanciere

4) Quadrante

Caricando l’orologio attraverso la corona di messa in orario, attraverso un sistema di trasmission e che comprende alcune ruote (rocchetto di carica, rocchetto scorrevole, ruota di trasmissione, ruota del bariletto, bariletto), viene armata una molla in acciaio temperato contenuta in un contenitore dentellato a forma di barile basso, chiamato appunto bariletto.

Il bariletto, con la molla completamente armata, tenderà a sprigionare una forza centrifuga che metterà in movimento una ruota chiamata “ruota di centro”, perchè solitamente posta al centro del meccanismo tradizionale.

La ruota di centro, a sua volta, collegata a quella di centro attraverso il suo pignone, tenderà a girare in senso contrario, armando a sua volta un’ulteriore ruota chiamata “ruota mediana”.

Quest’ultima si trova in stretto contatto con la “ruota dei secondi”, il cui nome, come è evidente, è dovuto al fatto che compie un giro di 360° in scatti da 60 ogni minuto, scandendo di fatto il secondo.

Questo risultato è ottenuto attraverso formule che portano a determinare il numero dei denti delle ruote e di ogni loro pignone, in modo da “dividere” il tempo di scarica della molla.

Ovviamente se ci si fermasse a questo punto, la ruota dei secondi non scandirebbe proprio nulla di attendibile, perchè la molla armata, provocherebbe l’immediata rotazione di tutte le ruote e si scaricherebbe in pochi attimi, facendo compiere “giri” vertiginosi a tutto il treno del ruotismo.

Dalla necessità di scandire lo scorrere del tempo in modo appropriato nasce lo “scappamento”.

Questo termine è molto ricorrente in tutta la Storia dell’Orologeria, perchè dalla sua qualità è dipesa in gran parte l’evoluzione di questa disciplina, e la creazione di movimenti meccanici sempre più performanti.

Abbiamo visto succedersi diversi tipi di scappamento, a partire da quello a cilindro, per passare a quello ad àncora, via via perfezionato fino ad arrivare all’attuale eccezionale scappamento coassiale inventato da Omega.

In parole povere, lo scappamento è quel sistema che consente di trasformare il movimento delle ruote, che girano in senso planare, in movimento oscillatorio, ovvero a scatti. Provvede inoltre ad arrestare e quindi controllare, la forza impressa dalla molla sulle ruote.

Per arrivare a questo scopo, si serve di due componenti molto importanti: la “ruota di scappamento” e l’àncora.

La prima è una ruota dalla forma inconfondibile, e perciò molto particolare. La sua dentatura è infatti modellata in modo spingere non altri denti di ruota, ma superfici piane.

Questa costuzione è dovuta al fatto che la ruota di scappamento spinge in modo alterno due rubini che costituiscono parte integrante dell’àncora, la quale si sposta prima da una parte, e poi, grazie alla sua nuova posizione e l’incontro con il dente successivo della ruota di scappamento, dall’altra.

Si otiiene quindi un movimento continuo, destra-sinistra, che consente all’àncora di interagire con il bilanciere.

Lo scatto dell’àncora determina il classico “tic-tac” divenuto emblematico del funzionamento dell’orologio.

Fermandoci all’àncora, però, il nostro movimento non funzionerebbe, in quanto la forza della molla spinge in un senso, costringendo le ruote a forzare sulla ruota di scappamento, la quale indurrebbe l’àncora a spostarsi da una parte, ma non ci sarebbe nulla che la induca a spostarsi ulteriormente, per liberare un successivo scatto.

Interviene quindi il bilanciere.

Questo organo è assurto ad essere giustamente considerato il cure del sistema, anche per le attinenze che condivide con l’organo cardiaco umano.

Il bilanciere, come il cuore, pulsa ad una frequenza regolare e prestabilita.

I moderni orologi arrivano normalmente a 28.800 alternanze ogni ora, ma in alcuni casi ci si spinge a ritmi molto superiori, incrementando la divisione dei Tempi.

Ma come funziona un bilanciere?

Prima di tutto occorre premettere la sua composizione.

La prima cosa che colpisce l’occhio, osservandolo è un volantino, spesso caratterizzato da una barra che ne percorre il diametro, oppure da tre raggi.

Il volantino è attraversato in senso verticale, perfettamente perpendicolare e al centro, da un asse, sul quale sono fissati spirale, sulla parte superiore, e plateau, sulla parte inferiore. Il tutto è poi ancorato ad un ponte di copertura e fissaggio.

Non spaventiamoci dinnanzi a questi termini e vediamo invece come interagiscono tra essi e con l’ancora.

Abbiamo lasciato l’àncora ferma su una delle sue posizioni.

La molla a spirale consente, alla minima sollecitazione, a tirare in posizione contraria il volantino a cui è legata.

Lo spostamento del volantino consente al plateau, che è incuneato nella forcella dell’àncora, di spostarla nella posizione opposta di volta in volta, liberando quindi lo scatto della ruota di scappamento, e quindi via via tutte le altre ruote, fino a che la molla non sarà completamente disarmata, e perciò, generalmente in 38/42 ore circa.

Per il momento mi fermerei qui, lasciando a quei pochi che hanno avuto la costanza di seguirmi, di assimilare queste informazioni, ed eventualmente di porre quesiti.

Nell’illustazione sotto il titolo possiamo notare:

1) Cricco di carica

2) Ruota di trasmissione

3) Ruota del bariletto

4) Ruota di centro

5) Ruota mediana

6) Ruota dei secondi

7) Ruota di scappamento

8) Ancora

9) Bilanciere (senza ponte – notare asse, spirale e volantino a barra centrale).

Un ausilio audio visivo sulla composizione del bilanciere è il filmato che potremo far partire cliccando sull’immagine qui sotto:

[video_lightbox_youtube video_id=169Pzf12H8w width= 899 height=531 anchor=”http://img.youtube.com/vi/169Pzf12H8w/0.jpg”]

In un prossimo articolo ci occuperemo della parte di visualizzazione, e quindi del quadrante, delle relative lancette e di tutto ciò che contribuisce a muoverle.

Le fotografie sono state tratte dai siti: Orologeria.com di Antica Orologeria Zamberlan, e Stefaniatruppo.it, il video è stato realizzato da Citizen.

Per domande o chiarimenti: Cannoletta Antica Gioielleria

 

5 commenti
  1. Enrico Cannoletta
    Enrico Cannoletta dice:

    Rispondo volentieri al lettore Cristoforo Ippolito, il quale aveva formulato la seguente
    DOMANDA:
    Ciao Enrico,
    mi chiamo Cristoforo ed ho trovato il sito “http://www.ilblogdegliorologi.com/il-laboratorio-di-enrico/la-tecnica-per-smontare-un-orologio-meccanico/”: molto bello ed interessante.
    Purtroppo è andata dell’acqua in un antico orologio Girard Perregaux 1791 regalatomi da un mio nonno e quando sono andato a caricarlo ho trovato molta resistenza e, successivamente per regolare le lancette ho tirato troppo e mi è rimasto in mano l’albero!
    Secondo te, dalle foto che ti ho mandato in allegato, si è SPEZZATO L’ALBERO? Se si, comprarne uno nuovo e rimontarlo è costoso e difficile? Quale vite si dovrebbe svitare per reinserire un nuovo albero?? Dove si può reperire il ricambio? Un pochino di ruggine l’ho ripulita con un panno morbido ed un pochino di SVITOL., ma dalla foto si vede che è ancora presente.
    ABITUATO CON GLI OROLOGI SUB, mi sono distratto ed è successo ciò! …sono molto dispiaciuto per l’affetto che rappresenta l’orologio.
    Attendo una tua cortese risposta e ti ringrazio in anticipo! 😉
    Ciao, grazie
    Cristoforo.

    RISPOSTA:
    In effetti lo Svitol non è il massimo per operare su un orologio.
    Spero che tu lo abbia usato solo sull’albero, che ti confermo rotto.
    Nel caso lo avessi usato anche sulla platina, sarebbe necessaria una revisione e pulizia dell’orologio, smontandolo completamente, e procedendo ad una lubrificazione con olii adatti.

    Per quanto riguarda lo smontaggio della parte rotta dell’albero, che è evidentemente rimasta all’interno.
    Occorre procedere innanzitutto ad estrarre l’orologio dalla cassa.
    Successivamente bisogna svitare PARZIALMENTE la vite più vicina alla “A” di Adjusted sul ponte del bariletto.
    Quando specifico “parzialmente” intendo che devi procedere con molta calma e a tentativi nello svitare questa vite, perchè svitandola troppo causeresti lo sganciamento del tiretto, il cui ripiazzamento necessiterebbe anche dello smontaggio del quadrante.

    La reperibilità dell’albero è facile.
    In questi casi mi rivolgo ad un forniturista britannico al sito http://www.cousinsuk.com, che spedisce anche in Italia a prezzi accettabili.

    Sono a tua disposizione per ogni evenienza.
    Fammi sapere.

    Rispondi
  2. Enrico Cannoletta
    Enrico Cannoletta dice:

    Rispondo volentieri al lettore Matteo Michal Longetti, il quale, inviando alcune foto a [email protected], ha formulato la seguente domanda di valutazione:

    DOMANDA:
    Buonasera,
    ho ritrovato questo orologio da taschino di mio nonno, ma io sono completamente ignorante in materia.
    Invio foto in allegato.
    Grazie della disponibilità.

    RISPOSTA:
    Buonasera,
    il suo orologio dovrebbe essere un AWC (American Watch Company), la cui cassa è stata costruita in Canada.
    Nonostante una valenza interessante dal punto di vista Collezionistico, il suo valore sul nostro mercato rimane circoscritto attorno a €. 100,00 circa.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
  3. Enrico Cannoletta
    Enrico Cannoletta dice:

    Gentile Cesare,

    grazie per aver visitato il nostro blog.
    L’operazione di alloggiare un movimento nella cassa è semplice e banale tecnicamente, ma molto complicato logisticamente.
    Per effettuarla, usando una cassa classica, basta giusto un apri casse e un kit di cacciavite.
    Il complicato risiede nel trovare l’accoppiamento giusto tra cassa e movimento, in quanto diametro, spessore e corrispondenza dell’albero di carica variano in modo micrometrico.
    Occorre quindi accertarsi che la cassa sia specificatamente adatta per il calibro del movimento.
    Essendo in possesso, ad esempio, del movimento calibro AS 1012, occorre cercare una cassa relativa ad esso, controllando inoltre che la lunetta del vetro sia adatta alla dimensione del quadrante.

    Spero di aver risposto in modo esauriente alla sua domanda.

    Rispondi
  4. Enrico Cannoletta
    Enrico Cannoletta dice:

    Il lettore Pasquale mi pone il seguente quesito:
    Salve, chiedo cortesemente se potete dare un’ occhiata e fornirmi una valutazione dell’orologio di cui allego delle foto. Si tratta di un Movado con cassa in oro giallo presumibilmente degli anni ’50, con cinturino in pelle e giorni del mese, giorni della settimana e mesi, poi so dire poco altro, lascio a voi la parola che certamente avete competetenze di gran lunga superiori. Grazie in anticipo.
    Con cordialità.
    PG

    RISPOSTA:

    Buonasera Pasquale,

    dalle immagini inviate risulta probabile che il suo Movado risalga effettivamente agli anni ’50.
    In quegli anni Movado era un’azienda molto apprezzata e i suoi orologi molto pregiati.
    Il successo era dovuto particolarmente al modello Ermeto, un’orologio contenuto in un piccolo scrigno scorrevole, in metallo o cuoio, che si poteva utilizzare sul comodino o da taschino.

    Non riesco a distinguere sufficientemente bene se il quadrante è rigenerato, mentre le lancette sono probabilmente d’epoca.
    La cassa dovrebbe essere ad anse fisse, per cui l’eventuale sostituzione del cinturino non potrà prescindere dalla scelta di un modello con le graffette, come quello montato attualmente.
    Nel caso il quadrante fosse originale il valore dell’orologio sarebbe di circa €. 2.500.
    Nel caso il quadrante fosse rifatto, la valutazione sarebbe comunque attorno a €. 1.500.

    Ovviamente le valutazioni si riferiscono ad un esemplare perfettamente funzionante.
    Complimenti per lo splendido esemplare.

    In mancanza di un suo esplicito rifiuto mi permetterò di pubblicare la sua domanda e la relativa risposta sul nostro blog, a beneficio dei nostri lettori.

    Complimenti ancora e cordiali saluti.

    Rispondi

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