Diamante? … E se fosse Moissanite?

Questo domanda, per alcuni un vero dilemma, è molto diffusa tra tutti quei gioiellieri che non sono Gemmologi.

In effetti il rischio di scambiare una moissanite per diamante è molto elevato per chi non sa distinguerne le caratteristiche e per chi si affida ai tradizionali sistemi ottici e anche elettronici.

In aggiunta a tutto ciò si devono considerare la moltitudine di laboratori che producono moissaniti sintetiche proprio per questa innata qualità di assomigliare alla regina delle gemme.

La moissanite non deve però essere brutalmente declassata a simulante del diamante, quasi fosse una gemma creata appositamente per imbrogliare il consumatore.

Questa bellissima gemma ha origini molto nobili che risalgono addirittura a circa 50.000 anni orsono, quando un meteorite si frantumò con violenza nel deserto dell’Arizona.

In quei luoghi, verso la fine del XIX secolo furono notati dei cristalli molto belli e durissimi.

Il Premio Nobel per la chimica Henri Moissan la analizzò al principio del ‘900 e sentenziò che si trattava di carburo di silicio sicuramente riconducibile all’impatto del meteorite.

Fu così che questo cristallo così particolare, in onore allo scienziato, prese il nome di Moissanite.

La sua lucentezza e brillantezza,che supera anche quella del diamante, è dovuta alla sua caratteristica dispersione (nome tecnico per definire la vivacità della brillantezza) che equivale a 0,104 (il diamante ha una dispersione di 0,044).

La sua durezza è 9,25 della scala Mohs (Diamante = 10), e quindi superiore ai corindoni (zaffiri e rubini).

Il peso specifico della Moissanite è pari a 3,22 (Diamante = 3,52).

Anche l’inerzia termica, caratteristica che fino ad oggi aveva aiutato il gioielliere non Gemmologo attraverso un curioso strumento a forma di grossa penna, essendo molto simile a quella del diamante, non è significativo per determinare la separazione con il diamante.

Ma allora come ci si può “difendere”?

Intanto possiamo tranquillizzarci perchè ad un Gemmologo basta in alcuni casi solo una lente per riconoscere la Moissanite in quanto è una gemma birifrangente.

In effetti riconoscere la birifrangenza non è sempre immediato anche perchè i tagliatori provvedono abilmente a tagliare la gemma secondo gli assi adatti a mascherare questa caratteristica.

Ma l’occhio esperto del gemmologo, anche grazie a Microscopio a campo oscuro, Polariscopio e Rifrattometro, non viene tratto in inganno (a dire il vero il comune rifrattometro ottico abbraccia un range dal quale moissanite e diamante sono esclusi).

Resta sicuramente il fatto che molto spesso il gioielliere non ha la preparazione adeguata, per cui, anche in perfetta buona fede potrebbe essere lui stesso buggerato da venditori poco scrupolosi.

Ciò non fa che ricondurre alla raccomandazione di base che tutti gli addetti ai lavori dovremmo porgere ai clienti: mai acquistare un diamante o qualsiasi altra gemma senza l’analisi allegata. La semplice garanzia non è sufficiente.

2 commenti
    • Enrico Cannoletta
      Enrico Cannoletta dice:

      Gent. Marta,
      grazie di aver visitato il nostro blog.
      Riconoscere una moissanite, sebbene molto semplice per un gemmologo, non è altrettanto scontato per chi non è dorato dell’attrezzatura e delle competenze adeguate.
      Rispetto al diamante, che è monorifrangente, la moissanite e birifrangente.
      Questo dato si rileva con il polariscopio, oppure, per chi ha molta pratica anche con il microscopio osservando la sdoppiatura delle faccette del padiglione.
      Le moissanite più grandi di dimensioni, presentano spesso inclusioni tipiche come ad esempio le classiche “code di cavallo” ovvero inclusioni filiformi molto tipiche, che però non è assolutamente scontato che siano presenti.
      Ovviamente, più la moissanite è piccola e più difficoltà ci sono ad osservarla.
      Un altro metodo adottabile è la rilevazione del peso specifico, attraverso bilancia acqua e aria, oppure con i liquidi pesanti col metodo del galleggiamento.
      Cordiali saluti.

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