Collezionare orologi: tecnica e fantasia

Quella per gli orologi è una passione coinvolgente, perché ha motivazioni che investono l’aspetto intellettivo e quello estetico, e sconfinano nello stupore per opere d’arte che con la loro miniaturizzazione colpiscono profondamente l’immaginario. Senza dimenticare l’abito tecnico, che suscita sempre ammirazione, o la forma estetica, la quale evoca romantiche emozioni.

Gli ingredienti ci sono proprio tutti.

È logico quindi attenderai, prima o poi, l’interesse collezionistico.

Il rischio, però, è quello di abbandonarsi a una raccolta disordinata o senza un senso logico di fondo, che porterebbe quindi a svuotare l’interesse.

Indaghiamo quindi su quali potrebbero essere le linee guida di una collezione consapevole.

C’è ad esempio chi privilegia l’estetica, badando alle forme esteriori, e guidando quasi inconsapevolmente la propria attenzione su un determinato range di prezzo, a seconda di quanto si vuole o si può investire, ma acquistando sempre dando la priorità al gusto o al trend del momento. In questa categoria riconosciamo i cultori del fashion, quasi sempre attratti da modelli particolari o caratterizzanti delle varie epoche.

Vi è poi chi si fidelizza ad un determinato brand. Tra questi troviamo innanzitutto i collezionisti di Rolex, di Omega o di Longines, tre fra i marchi che meglio si prestano ad una ricerca competente.

La maggior parte dei collezionisti, però, va alla ricerca di modelli particolari che hanno segnato la Storia dell’Orologeria. Appartengono a questa categoria gli instancabili frequentatori di mercatini, o dei negozi di provincia, i quali sperano di trovare durante il loro pellegrinare un vecchio Jaeger Le Coultre Memovox o Mistery, piuttosto che un Vulcain cricket, o un Heuer Monaco.

Ognuno può quindi vivere la sua passione come il cuore gli suggerisce. Un mio carissimo amico, che presta spesso la sua competenza al blog istituzionale di Citizen “Citizenmania” del quale il sottoscritto è referente tecnico,  colleziona con tanta passione gli orologi più significativi del brand giapponese, e ne divenuto un’autorità del settore.

Personalmente intendo il collezionismo orologiero come il mezzo per “possedere” la Storia della Tecnica della meccanica dei segnatempo.

Mi spiego meglio esemplificando.

La mia collezione è composta da un solo tempo in metallo degli anni ’50, un solo tempo Longines con cassa in oro del 1952, un automatico con datario semplice ma di “marca” degli anni ’70, i uno Svegliarino Vulcain Cricket anni ’50, un riserva di carica, un quantieme – fasi luna, e infine un Omega co-axial con spirale libera in silicio.

Come si può notare ho citato solo tre nomi di brand perché coprono il loro settore in modo definitivo: il Vulcain rappresenta quanto di più emblematico ci possa essere in tema di reveil da polso, al quale si potrebbe affiancare il già citato Memovox, ma senza eliminare il Vulcain. Il Longines perchè l’ho recuperato quando molti colleghi lo davano per spacciato. L’Omega coassiale, invece è il simbolo della rinascita della genialità applicata all’Orologeria, riguardo a prodotti che non sono esclusivamente da “bacheca”. Si, perchè io, i miei orologi, li voglio indossare!

Il mio obiettivo e quello di arrivare ad avere un orologio simbolo per ogni specifica espressione tecnica del genio orologiero, salendo di qualità nel sostituire un pezzo a mano a mano che le mie possibilità me lo concedono.

Come si può notare in questa colleziocronografo ancora i cronografi, sia il manuale che l’automatico. Sono assenti, questo per motivi di costi le maggiori complicazioni, come tourbillion, calendario perpetuo, ecc., e per motivi di priorità altre Complication come ad esempio il gran data.

Attualmente il primo gradino è costituito da un Marvin in metallo, solo tempo degli anni ’50, con cinturino in pelle.

Mi piace perché è semplice, elegante e caratteristico della sua epoca. Questo orologio potrebbe essere sostituito da un Longines che è ancora “sotto i ferri”: si tratta di un solo tempo carica manuale del 1931.

Riguardo all’automatico, in questo momento il titolare è un Ulysse Nardin dell’epoca buia del brand, e quindi equipaggiato Eta, con cinturino in acciaio e lo ok “rolexeggiante”.

Il riserva di carica è un orologio marchiato “Onsa” e non ha alcuna pretesa tecnica se non quella di possedere questa Complication molto suggestiva: non appena avrò la possibilità e l’occasione lo sostituirò con un brand più importante nella Storia degli Orologi.

Stesso discorso vale per il calendario completo con fasi luna, marchiato “Robres” sul quadrante, e trovato ad un prezzo accessibile e perfettamente funzionante su una bancarella.

Il capitolo cronografi automatici potrebbe essere aperto da un Tag-Heuer Monaco emesso in soli 200 esemplari e che sto cercando di recuperare da “morte già dichiarata” da parte di alcuni colleghi: riuscendoci lo acquisirei a costo zero

Le altre Complication arriveranno con il tempo è senza fretta, perché una della cose più belle è il sapersi godere e vivere con gioia e speranza l’attesa.

Dimenticavo: fanno parte della collezione anche l’orologio che indossava mio papà e un Citizen radio-controllato donatomi da Dante Grossi, il mitico Amministratore Delegato di Citizen Italia, ma questi sono “fuori gara”: appartengono al tema del cuore, categoria che consiglio vivamente a tutti i collezionisti

2 commenti
  1. gabriele ghidoni
    gabriele ghidoni dice:

    Buonasera signor cannoletta. Ho visto che come me, lei è in possesso di un orologio robres. Volevo sapere se per caso lei ha qualche informazione sull’azienda che lo ha prodotto perché cercando su internet non ho trovato nulla. Grazie dell’attenzione

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    • Enrico Cannoletta
      Enrico Cannoletta dice:

      Buongiorno Gabriele,
      Robres è una delle molte aziende che sono sorte nel dopoguerra e si rifornivano dalle varie fabbriche Ebauches, ovvero quelle manifatture specializzate in costruzione di movimenti a costi contenuti e che offrivano il servizio di stampare anche il nome della marca desiderato sul quadrante.
      Alcuni distributori acquistavano orologi già completi di cassa, mentre altri si rifornivano da cassai per conferire forme particolari ai propri articoli.
      Robres era una di queste. Non conosco personalmente l’origine del nome, ma nello stesso periodo era consuetudine utilizzare la parte iniziale del nome e del cognome dell’imprenditore, per creare il “marchio”. Nel caso di Robres potrebbe essere un ipotetico “Roberto Restani” o “Roberto Ressi”, e così via. Ma come ripeto queste sono indicazioni generali che non si riferiscono al caso specifico.

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