2013, tempo di bilanci

Si è ormai praticamente chiuso anche l’anno di grazia 2013.

Non si può certo dire che sia stato un anno trascorso inosservato nel mondo dell’Orologeria e dei Preziosi, in quanto è stato caratterizzato da eventi significativi ai fini del futuro del settore.

Sono intercorsi alcuni mutamenti circa i quali è nostro impegno informare il pubblico, in virtù del nostro progetto di diffusione della cultura del nostro settore.2014

Il mercato orologiero è stato fortemente influenzato dalla richista importante proveniente dai paesi emergenti, che sul nostro versante ha avuto riscontro nella presenza turistica di turisti provenienti da quei Paesi specifici, i quali hanno costituito gran parte della movimentazione dei fatturati di vendita.

Il mercato globale ha in un certo senso rimescolarto le carte, proprio in funzione della vocazione turistica del nostro Paese.

Ci si è trovati infatti a dover riscontrare richieste di modellerie solitamente anomale in Europa, e di gusto prevalentemente orientale, proprio in conseguenza alla massicia presenza di turisti Russi, Cinesi e Giapponesi, nelle piazze maggiormente battute da questo turismo.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che il 2013 è stato l’anno di esordio della nuova Fiera di Basilea, completamente rinnovata e scintillante più che mai, durante la quale sono apparsi i primi segni di ripresa economica. Il settore orologiero infatti, è stato quello che più che altri ha lanciato segnali positivi, con alcune maison che hanno dato corso ad investimenti massicci.

Ci vengono in mente soprattutto Omega, con la prosecuzione della produzione dei movimenti di manifattura coassiali e con spirale libera in silicio, oppure Tag-Heuer, con la raffica di novità tecnologiche legate a Mikrograph, Mikrogirder e Pendolum.

Ma il 2013 ha costituito anche la linea spartiacque del sistema di distribuzione.

Swatch Group e Richemont, i due colossi che insieme a LVMH, Rolex e Patek Philippe detengono la quasi totalità del mercato, hanno praticamente completato una ristrutturazione silente, ma fondamentale, dell’assetto del loro organigramma.

Oggi le due più importanti reti distributive del comparto, non si avvalgono più della collaborazione degli agenti di commercio, avendo deciso di assumere direttamente dei funzionari, i quali avranno il compito di fungere tra trait-d’union con il dettagliante.

Il distributore, quindi, accorcia le cinghie del controllo sul mercato al dettaglio, forte anche del fatto che la strategia comune dei due colossi è quella di limitare e di molto i punti vendita.

Il risultato immediato di questa politica, sarà, nel corso del 2014, un’esclusività di fondo nella distribuzione degli orologi di un certo rilievo, e un’uniformità evidente di comportamento dei concessionari residui.

In casa Omega, per esempio, si parla abbastanza ricorrentemente e palesemente di arrivare a lasciare solo 90 concessionari in Italia, mentre Longines si sarebbe posta l’obiettivo di ridimensionare a 200 il numero delle sue porte nel nostro Paese.

Ma quanto esposto fin qui riguarda solo una faccia del settore.

L’Orologeria deve tenere, e tiene in effetti conto anche dei produttori giapponesi.

Una volta relegati ad outsider, e successivamente cresciuti in modo particolare nel settore maggiormente legato all’Elettronica, le aziende del Sol Levante si affacciano ora legittimamente sul panorama mondiale con nuove ambizioni.

Citizen, che pare sicuramente la più attiva, ha già palesato le proprie velleità, acquistando Bulova, Bulova Accutron, Prototek, La Joux Perret e Arnold & Son.

Si tratta di un’azione che lascia spazio ad una facile interpretazione di intenti, in quanto abbiamo con queste acquisizioni la legittimità nel ritenere che Citizen si appresti a farsi largo anche nel mercato solitamente risertvato all’orologeria Svizzera anche di fascia ultra-lusso. La Joux Perret è infatti una delle maison manifatturie elvetiche più antiche e tradizionali, costruttore di tourbillon recentemente anche per Corum. Dal Giappone sarebbe inoltre arrivata la conferma alla continuità di produzione con origine e know-how svizzero.

Anche nel comparto dei Gioielli la situazione si sta abbondantemente fluidificando.

In Italia abbiamo assistito ad una chiara affermazione del gioiello di significato, soprattutto nel campo della micro-gioielleria.

Maison come Pandora, prima di tutte, ma anche Rosato, Comete Gioielli, ecc., hanno caratterizzato e tenuto a livelli statistici adeguati un anno come il 2013 per il quale era invece previsto un calo del settore.

Questa posizione di sostegno fornita da questi brand, ha consentito alle grandi maison di rivedere le proprie posizioni, per cui si attendono gli esiti dei segnali di riposizionamento operati da Casa Damiani e da Bulgari, acquisita come sappiamo dal gruppo LVMH.

Per chiudere questa carrellata diamo un’occhiata alla sistemazione interna dei brand di Swatch Group, il colosso maggiormente significativo del comparto orologiero.

Attualmente il gruppo vanta la proprietà di un numero impressionante di brand, per i quali sta terminando di approntare la specifica collocazione nelle fasce di competenza del mercato.

Breguet e Blancpain, che costituiscono il vertice della categoria del lusso orologiero, vengono ben supportate da Jaquet Droz, marchio esclusivo in crescita e destinato in particolarmodo a chi pretende una risposta estetica esclusiva. Non è comunque un mistero che la punta di diamante del gruppo sia ritenuta, in questo momento Omega.

Brand di grande appeal e di significato storico indiscutibile, Omega costituisce volente o nolente il perno attorno a cui ruota la politica del gruppo, e non solo.

Il marchio ha avvicinato, come mai era avvenuto, il prestigio di Rolex, sfiorando di poco il sorpasso per un non nulla.

Il crescente successo di Omega e il suo addivenire importante nella gerarchia di merito del settore, sta trascinando tutte le altre realtà di Swatch Group, per la verità già positive di per se stesse, come Longines, Rado, Hamilton, Tissot e Calvin Klein.

Attendiamoci quindi un nuovo rimescolamento di carte, che sarà conseguenza di unja rifondazione non solo di marketing ma anche legata alla tecnica, che cambierà non poco il mercato dell?Orologeria per i prossimi 50 anni.

La Fiera di Basilea del 2014, in programma tra fine marzo e i primi di aprile darà già un’idea di quello che si annuncia come un nuovo corso.

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